Visualizzazione post con etichetta attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attualità. Mostra tutti i post

giovedì 24 febbraio 2011

Ah, i funghi magici!

Premettendo il fatto che al primo ascolto dell'ultimo album dei Radiohead, uscito in anticipo di un giorno venerdì 18 febbraio, ho avuto la stessa tentazione che ebbi al primo ascolto di Kid A, cioè quello di lanciare il CD fuori dalla finestra, dopo vari ascolti si inizia a comprendere che come al solito la band inglese non è impazzita. Almeno non completamente.

Si tratta sicuramente di un'opera ostica, con complesse strumentazioni elettroniche, loop e riverberi che rendono misteriose le melodie e le sorprendenti basi ritmiche, ma che continua la strada di esplorazioni sonore intrapresa molto tempo fa, ai tempi di Kid A e di Amnesiac. L'album è di soli otto brani e già c'è chi specula che possa uscire una seconda parte nel futuro. Sicuramente più brani di questo tipo sarebbero risultati indigesti a molti, però si recupera quell'aria di sperimentazione che c'è nei primi album dei Pink Floyd, quando per ascoltare e apprezzare un disco c'era bisogno di una concentrazione molto più intensa. E proprio a proposito della musica psichedelica anni '70, mi viene da pensare che questo The King Of Limbs (il nome proviene da un vecchio albero nella foresta vicino allo studio di registrazione dei Radiohead), pieno di atmosfere misteriose e canti di uccelli, tenti di instaurare una possibile unione spirituale con una natura sempre più lontana dalle nostre vite. Che l'album si ascolti meglio con l'aiuto dei funghi magici?

domenica 12 dicembre 2010

Mama Took My Kodachrome Away

Parafrasando la famosa canzone di Paul Simon, cantiamo la dipartita della più famosa pellicola diapositiva del mondo. La possibilità di sviluppare le proprie foto utilizzando la Kodachrome giunge infatti alla fine il 30 dicembre 2010, a poco più di un anno dalla fine della produzione attuata dalla Kodak per mancanza di profitti.

Io ho appena spedito gli ultimi quattro rullini, giusto come ricordo dei tempi andati. Si tratta più che altro di una nostalgia, visto che in realtà, al di là della spallata data dal digitale, erano i tempi di attesa ad aver 'ucciso' questo prodotto; una settimana, quando andava bene, per aspettare le proprie foto era davvero troppo (senza considerare che è rimasto solo un laboratorio attrezzato in tutto il mondo, Dwayne's Photo). Inoltre altre pellicole (vedi Velvia e Ektachrome in primis) sono da tempo disponibili con una resa dei colori molto più satura e un livello di dettaglio comparabile, con tempi di consegna della pellicola sviluppata dell'ordine del giorno e con una maggiore qualità in fase di scansione. Insomma, la Kodachrome è una pellicola datata (fece il suo debutto nel 1935), soppiantata dalla velocità del digitale e dalla qualità delle emulsioni, ma rimane nella storia della fotografia (vedi la bambina afghana ritratta da Steve McCurry) e nella memoria di migliaia di fotografi, oltre a milioni di esemplari nei cassetti di tutto il mondo, con la sua inimitabile (quella si) pallette di colori pastello e la quantità di dettagli contenuti in quel piccolo rettangolo 24x36.

Per maggiori dettagli e la storia di questo pezzo di tecnologia potete leggervi la voce Kodachrome su Wikipedia.

sabato 27 novembre 2010

Kaboom!

Rubo il titolo all'ultimo film di Gregg Araki (presto in uscita) per rompere il digiuno da post e segnalarvi un capolavoro cinematografico che rischia di passare inosservato.

Si tratta di Scott Pilgrim vs The World, attualmente nelle sale in Italia, dove troviamo Michael Cera (il fidanzatino di Juno, per intenderci) alle prese con una sfida mortale per poter conquistare la ragazza dei suoi sogni (Mary Elizabeth Winstead), tra citazioni di videogiochi, musica indie e una lega di malvagi ex fidanzati tutta da ridere. Una vera e propria descrizione è complicata, perché il film è un misto di generi (tratto da un fumetto) con un montaggio spettacolare e un uso assolutamente non ortodosso degli effetti speciali, sia visivi che sonori. Praticamente non c'è un secondo di pausa nel calembour visivo e acustico (vi consiglio di guardarlo in originale) che rende il risultato una vera e propria esperienza più che un film. Inoltre, molte delle canzoni nel film sono di Beck (e già questo vale il prezzo del biglietto), compresa la ballata Ramona, una vera chicca.

Qui trovate il trailer in italiano, e qui quello originale. E se siete patiti di fumetti e soprattutto di videogiochi (quelli veri, anni ottanta!) non potete assolutamente perdervelo. Vi dico solo che la sigla iniziale della Universal è in 8 bit. Io vi ho avvertiti!

P.S. Ho appena guardato il trailer in italiano. Il doppiaggio è osceno, quindi se potete guardatelo in originale con i sottotitoli.

mercoledì 9 giugno 2010

Varie ed eventuali

Molto istruttivo come una notizia possa essere interpretata in mille modi diversi, e ancora più interessante come al passaggio da una testata ad un'altra lo stesso articolo assuma connotazioni diverse (date dalla diversa forma di comunicazione, dall'impaginazione, dalle foto scelte per illustrare la notizia, dal contesto, ecc.) e rifletta le ideologie (non in senso politico) della testata. L' 8 di giugno leggo sul New York Times un interessante articolo sulla ricerca di nuove modelle nella regione brasiliana del Rio Grande Do Sul. Il tutto è corredato da un filmato e da una serie di fotografie tipicamente 'giornalistiche'. Serietà, dunque.

Oggi 9 giugno l'articolo appare tradotto sulla Repubblica, con una foto del servizio del New York Times, ma un titolo che sbilancia l'articolo sulla ricerca della modella perfetta, mentre il titolo originale (Off Runway, Brazilian Beauty Goes Beyond Blond) sottolinea la discrepanza tra la bellezza che emerge nella popolazione brasiliana e quella che appare sulle passerelle internazionali, rispettando mglio il contenuto dell'articolo. Bene.

Nell'edizione di mezzogiorno Studio Aperto, senza citare la fonte originale, al contrario di Repubblica, presenta un filmato con spezzoni dove le più famose modelle brasiliane posano in costumi succinti, mentre la voce off presenta un articolo condensato dove svanisce l'opposizione centrale nell'articolo originale e si calca la mano sul fatto che ora non bastano le misure ma serve un preciso 'cocktail' genetico che si trova appunto in questa zona particolare del Brasile, tralasciando inoltre i problemi che le ragazze incontrano passando dalla campagna a una megalopoli come San Paolo, i metodi dei talent scout, le aspirazioni e le condizioni economiche non sempre floride delle protagoniste. Lascio a voi il decidere se questo è ancora giornalismo o semplice avanspettacolo...

lunedì 7 giugno 2010

Il poker della Mela

Si sono spente le luci sul keynote di Steve Jobs a San Francisco e la rete già impazzisce con i commenti più disparati sul nuovo nato della Apple: iPhone 4. In attesa di vederlo dal vivo, per provarlo e poterlo giudicare seriamente, da quel che si è visto si può dire che le migliorie hardware sono veramente impressionanti e credo sinceramente che non si potesse fare molto di più. Il nuovo schermo ha una densità di pixel quattro volte superiore al precedente, si è aggiunta una videocamera sul fronte per le videochiamate, la fotocamera è arrivata a cinque megapixel e si aggiunge ai vari sensori un giroscopio.

Sulle novità software molti sono i critici, ma sinceramente l'OS di iPhone era già mostruoso per quanto riguarda l'usabilità, quindi l'aggiunta del multitasking, le videochiamate e gli stacks per le applicazioni non fanno gridare al miracolo perché il miracolo c'è già stato nel 2007, alla presentazione del primo iPhone.

Un commento a parte merita il design, completamente rinnovato. Si perde il retro a conchiglia e si torna in un certo senso al piatto del 2g (che in fatto di stile è nettamente migliore di 3g e 3gs, troppo plasticosi), con l'aggiunta del bordo completamente innovato (praticamente la scocca esterna è una grossa antenna per wifi e UMTS) e il nuovo disegno dei pulsanti. Il tutto fa molto Braun anni '60, con una pulizia di stile invidiabile. Si attende la prova tattile per un giudizio completo, ma dalle foto il prodotto è molto bello. Mi complimento con Ive per il cambio di stile deciso ma comprensibile.

Eccovi intanto il video di presentazione dell'iPhone 4.

giovedì 3 giugno 2010

Lavori impossibili

Dopo una lunga pausa di riflessione, eccomi di nuovo a scrivere articoli nuovi nuovi dalla mia esperienza di turista per caso in quella meravigliosa terra del mistero che è il Giappone. Scelgo di iniziare con un post sui lavori giapponesi più strani perché, come tutti sapete, gli abitanti della terra del sol levante pensano solo a quello, ma soprattutto in un modo tutto loro. Il primo esempio è questo povero omino che dalle parti di Tsukiji si dilettava in una delle poche giornate di festa nazionale e sotto un sole inclemente a strappare i fili d'erba che crescono tra le fessure del marciapiede, aiutandosi con una piccola roncola completamente inutile all'uso, riponendoli in un apposito sacco (i fili d'erba), prima di spostarsi in un altro angolo di strada alla ricerca di qualche testarda piantina da svellere con furore. Il tutto (l'omino) dotato di tuta regolamentare e scarponi antinfortunistica, come da regolamento.

Come non citare poi l'addetto alla pulizia degli scorrimano delle scale mobili all'interno della metropolitana di Tokyo (che per inciso è una vera e propria città sotterranea, munita di ogni comodità, compreso il calzolaio). Questo pover uomo premeva uno straccio sullo scorrimano, passando tutto il giorno da uno all'altro. Terzo in ordine di follia l'incaricato di un cantiere che fa l'inchino a chi passa di lì (ormai figura evidentemente obsoleta, visto che spesso viene sostituita da una sagoma o da un cartello, ma vuoi mettere il contatto umano?), gaijin compresi.

E la polizia? In qualsiasi altro posto farebbero i poliziotti, ma purtroppo in Giappone il tasso di criminalità è così basso che oltre a dare informazioni stradali (che assolutamente non sanno dare, non sapendo nemmeno dove si trovano in quel momento) e a bullarsi con i bastoni-segnalatori luminosi (che purtroppo per loro non sono vere spade laser) non possono fare molto altro. Quindi li vedi girare in bicicletta per le strade, probabilmente impegnati a guardare se il malcapitato di turno ha fallito nella pulizia dei marciapiedi da quegli stramaledettissimi fili d'erba che infestano le altrimenti immacolate strade giapponesi.

つづく

giovedì 22 aprile 2010

God save Nick Clegg

Guardando il secondo dibattito dei candidati inglesi alle prossime elezioni in diretta sul sito della BBC, non riesco a non pensare alla incredibile tristezza che caratterizza l'Italia. Non solo i candidati dalle nostre parti sono impresentabili, ma si rifiutano addirittura di sottoporsi a un normale dibattito (normale per il resto delle nazioni evolute del resto del mondo) che spesso è l'unico modo per vedere un futuro capo politico sotto pressione.
Tornando al dibattito inglese è sorprendente vedere come la gestione del tempo, dei turni, il rispetto nei confronti di chi parla anche se è un tuo avversario siano dati per scontato. Il caso di Nick Clegg, che è riuscito a spostare i sondaggi con una eccellente prestazione al precedente dibattito non sarebbe mai potuto accadere in un paese dove il moderatore lavora per uno dei candidati. I punti nuovi delle risposte di Clegg sono l'europeismo (visto negativamente dalla maggioranza degli inglesi), l'ambientalismo, ma soprattutto la sua visione sulla paura. Finalmente un politico che dice alla gente che non deve avere paura, che il mondo non sta per finire, che bisogna pensare ai problemi non perché non ci sono opzioni, ma proprio perché è con le scelte coraggiose che si esce dalle crisi (economiche e umane). È sorprendente come un partito emerso dall'ombra dei due principali partiti stia attraendo così tanti voti (almeno nei sondaggi) accendendo la speranza di migliaia di elettori ormai stufi delle stesse facce. Vedremo poi alla fine se la nuova formazione riuscirà a realizzare quello che fino a poco tempo fa era solo un sogno. Sicuramente i Lib-Dem si sono presentati come un partito giovane, in senso propositivo, al passo coi tempi e ricco di idee. Chissà che la vecchia Inghilterra non si riveli come la nazione più coraggiosa dell'intera Europa.

sabato 10 aprile 2010

Gli inetti

E così, puntuale come un orologio svizzero, il governo che si è salvato alle regionali tira fuori il dossier sul nucleare e riparte di slancio con nuovi accordi tra Francia e Italia e la promessa di utilizzare ogni mezzo (leggi: la televisione) per fare innamorare gli italiani e l'atomo. Come se non bastasse, subito dopo il voto (figurati) emerge la fortissima possibilità di un grosso buco nel bilancio statale da appianare con una manovra aggiuntiva. Tremonti nega, ma si vedrà poi alla fine, visto che le parole del ministro dell'economia sono lette ormai come le sentenze della Sibilla, solo molto meno poetiche. Aggiungiamoci l'approvazione di una legge che inguaia i piccoli editori e che in piena crisi dovranno sobbarcarsi l'incremento delle spese di spedizione (tagliando le gambe alle vendite in rete). Era ovvio che queste mazzate emergessero per volontà del governo solo dopo le elezioni; la vera questione è che diavolo ci sta a fare l'opposizione se nemmeno in campagna elettorale è in grado di sottolineare i punti deboli della maggioranza.

sabato 27 marzo 2010

Hasta Santoro Siempre

L'evento di giovedì sera ha aperto uno spiraglio nel meccanismo di soffocamento che la televisione italiana e l'informazione in particolare hanno subito negli ultimi anni. Soprattutto per come è stata organizzata e per i mezzi di comunicazione impiegati (tv satellitare, internet, televisioni private locali e maxischermi in molte piazze) è stato un salto qualitativo che fa ben sperare per il futuro, soprattutto se le elezioni non daranno una spallata al governo. Sarà sempre più difficile alle voci critiche farsi strada nel monopolio RAI-Mediaset, e Santoro ha mostrato una effettiva possibilità per rendere visibile quello che il potere vuole invisibile.

È stato molto importante il ritorno (anche se per pochi minuti) di una figura eccezionale come quella di Luttazzi che, non dimentichiamoci, erano otto anni che non compariva in televisione; un danno formidabile allo spettacolo di questo paese. Lo testimoniano le numerose critiche sollevatesi il giorno dopo sul suo pezzo, considerato da molti troppo volgare: ben vengano le critiche e le riflessioni conseguenti, anche se reputo molto più volgare quello che si vede e si sente in una normale domenica pomeriggio a Domenica In o Buona Domenica.

Dopo la gioia di una serata inusuale però, si deve cercare di andare avanti e provare seriamente a cambiare il modo di fare politica in tv, come sottolineato da Gad Lerner; Bill Clinton che suona il sax risale al 1992. Siamo nel 2010...

domenica 28 febbraio 2010

Girala ancora, Clint

È uscito nelle sale giusto questo venerdì l'ultima fatica di Clint Eastwood: Invictus. Ennesima prova d'autore di un ex attore trasformatosi in uno dei massimi registi presenti sulla scena internazionale oggi, con una serie di successi veramente incredibile. Inutile dire che anche Invictus propone un grande cast diretto magistralmente, abbinato ad una buona sceneggiatura e ad una regia che alterna note intimiste, scene epiche e ottime riprese sportive con grande tempismo e nessun impaccio. Non è sicuramente il suo miglior film, ma la storia, per le figure ritratte, sopperisce ampiamente alle piccole mancanze. Da sottolineare le ottime recitazioni di Morgan Freeman e di Matt Damon, anche se per goderne appieno è indispensabile vedere il film in lingua originale.

Da recuperare invece l'ottimo documentario di Michael Moore Capitalism: A Love Story. Nonostante le chiavi di lettura spesso troppo di parte per essere gradite da un'ampia platea di spettatori, Moore rimane uno dei più talentuosi documentaristi in ampito politico e questo in particolare è un film importante per poter avere una maggiore comprensione dell'attualità che ci circonda.

mercoledì 17 febbraio 2010

Meglio un'ellisse di una croce

Mamma mia, quanto tempo è passato. Uno si distrae un attimo, e sono passati 4 mesi. Ad ogni modo eccomi pronto a riprendere il filo del blog, spero con pause un poco più brevi...

Questa volta voglio parlarvi di un film che ho appena visto, ma non al cinema. Non al cinema perché il film, dopo praticamente un anno, non ha ancora trovato un distributore italiano. Direte voi, sarà la solita pellicola sconosciuta del solito autore cieco taiwanese sulla storia di un attore storpio del XII secolo che passa la vita a contemplare rane nella giungla della birmania (i fighetti la chiamano Myanmar). Invece no, il film in verità è ad alto budget, con un regista bravo e rinomato che ha un folto seguito in Italia e la cui ultima pellicola ha incassato alla grande in Spagna e viene distribuito un po' dovunque, compresi Libano e Thailandia. Parlo di Agorà di Alejandro Amenábar, l'autore di The Others, Apri gli Occhi e Mar Adentro, con protagonista una brava Rachel Weisz.

Perché non è stato distribuito? La scusa ufficiale è che i film storici (che in una simile produzione non sono comunque mai aridi e asettici trattati storici, ma vengono sceneggiati con imprecisioni più o meno grossolane per non far addormentare il pubblico) in Italia non rendono. Altri dicono che il vero motivo è l'opposizione del Vaticano, non certo contento di rivangare un passato di violenze e ignoranza, soprattutto in un momento di forti tensioni religiose (esiste un gruppo su Facebook che cerca di stimolare l'opinione pubblica a richiedere la distribuzione del film). La mia opinione non è importante, quello che è importante è che un film di qualità che affronta temi importanti come la difesa della cultura contro le divisioni e gli scontri religiosi non abbia uno spazio seppur piccolo per essere visto. La libertà di espressione si nutre soprattutto di varietà, di differenze e di molte voci; più voci, più libertà. Assistiamo, per un motivo o per un altro, a un'inquietante riduzione dell'offerta, in una miriade di campi, mentre una cultura sana deve moltiplicare le occasioni, le discussioni, i commenti.

Vi consiglio caldamente di vederlo, questo film, anche come segnale nei confronti di chi decide. Non è al cinema, non si trova in DVD? Allora scaricatelo, non fate torto a nessuno, se non vogliono guadagnare soldi non potete certo costringerli. Andate su emule o su bittorrent e scaricate, scaricate Agorà e prestatelo agli amici. Spargere un poco di conoscenza non può che fare bene al cuore...

sabato 12 settembre 2009

I compagni della RAI

E poi tacciano di essere schiavi delle ideologie gli ex comunisti, quando la direzione di un'azienda come la RAI blocca la pubblicità di una delle trasmissioni che ha avuto più ascolti nella scorsa stagione perché il conduttore ha idee politiche diverse dalle loro.

La prima puntata di Annozero, prevista per giovedì 24 settembre (sempre che qualche dirigente illuminato non decida di bloccarla per fare un favore a un'altra 'azienda'), andrà in onda senza nemmeno un minuto di pubblicità, per decisione della stessa RAI. Fortunatamente la rete arriva in soccorso dei nostri e, grazie al passaparola, gli spot oscurati sono disponibili su youtube: ecco i link 1 e 2. Guardateli e diffondeteli come il verbo agli israeliti, perché anche se non sembra, la vittoria, se resistiamo, arriverà: loro sono molto più vecchi di noi!

lunedì 15 giugno 2009

La complessità come minaccia

Tra le tante problematiche emerse con la globalizzazione, quella dei controlli qualitativi è forse la più sottovalutata. Gli scambi internazionali hanno creato una fittissima trama che difficilmente può essere dipanata, in un'epoca dove i confini tra le nazioni sono sempre più permeabili. Questo fattore si unisce alla crescente specializzazione produttiva, per cui i cittadini non sono più in grado (a dir la verità da molto tempo ormai) di comprendere o seguire l'estrema complessità delle tecniche messe in atto per la creazione dei prodotti che consuma. Senza per forza doversi riferire a oggetti complicati come i gadget elettronici, pensiamo solamente al vestiario; chi ci garantisce che il vestito che indossiamo sia stato prodotto come indicato nell'etichetta, e come è possibile sapere in che condizioni sono avvenute la tintura, il taglio, le cuciture eccetera? È notizia di oggi il sequestro di partite di pellet per il riscaldamento contaminate da cesio 137 e in distribuzione in diverse zone della penisola. Proprio uno dei sistemi più ecologici di riscaldamento (comprimendo in pellets gli scarti della lavorazione del legno si produce combustibile senza abbattere ulteriori alberi e si creano possibilità di lavoro per numerose persone) ha portato, nelle zone dove è stato usato questo combustibile, ad un aumento dei livelli radioattivi fino a cinque volte il limite consentito.

Una soluzione semplice ovviamente non c'è. L'unica possibile è l'esistenza di enti preposti ai controlli, sempre più estesi e sempre più efficienti, che abbiano come fine quello di proteggere i consumatori al loro posto. Singolarmente ognuno di noi è impotente e dovrà abituarsi a convivere con una sorta ignoranza esistenziale per gli oggetti che ci circondano e ci definiscono.

giovedì 28 maggio 2009

Quest'anno Hansel va un sacco...

Ultimamente sembra che chiunque abbia letto i libri di Stieg Larsson. Ora, in una nazione dove la gente scalpita quando si trova costretta a consultare gli orari dei treni in stazione, questa onnipresenza culturale di uno scrittore svedese sconosciuto fino all'anno scorso mi puzza di montatura culturale di stampo modaiolo; sembra di vedere la gente confrontarsi al banco del pesce dicendo: "Oh, quest'anno Stieg Larsson va di brutto". "Ah si, me ne dia due chili allora".
Polemiche a parte, questa settimana, se avete letto veramente il libro, può essere interessante vedere la riduzione cinematografica del primo libro: Uomini che odiano le donne.

Per respirare invece un po' di aria festivaliera consiglio Vincere, nuovo film di Bellocchio, ispirato alla giovinezza del Duce e alle dolorose conseguenze di un amore da nascondere.

martedì 26 maggio 2009

Vecchi Bavosi

Mentre le illazioni si susseguono e il polverone stenta a posarsi, nuove voci di smentita rimbalzano addirittura sulla CNN (avranno sforbiciato le notizie dalla Corea del Nord?) e tutti cercano di dire la loro, spero vivamente che ognuno di voi abbia altro da fare che seguire questo coacervo di pettegolezzi pre-estivi (elettorali). Ad ogni buon conto ecco il mio baiocco per il dio degli strilloni. Anche se la figliola in questione è tutt'altro che da buttare (vedi qui), per una volta rivendico il mio essere di sinistra e ribatto a chi mi da dell'invidioso che se proprio devo invidiare qualcuno (e per qualcuno intendo un vecchio sulla via della demenza senile pieno di miliardi) scelgo senza timore questo signore qui. E l'ironia di aver fondato un impero economico chiamandolo Virgin non la coglie nessuno?

mercoledì 25 febbraio 2009

L'autunno del Medioevo

Evvai, allegramente ci precipitiamo verso il baratro, guidati da una mandria di truffatori bercianti, sempre più giù, sempre più nell'oscurità, avvolti da bagliori sinistri e urla agghiaccianti; strida immonde si levano per azzittirci, non sentiamo nemmeno i nostri pensieri mentre le nostre membra si irrigidiscono, irrimediabilmente... E quindi?

E quindi apriamo quattro centrali nuculari quattro, regalando milioni alla Francia e agli azionisti di ENEL per ritrovarci con debiti (ma una volta non si usava toccare il fondo, non si iniziava prima o poi a raschiare il barile?) e centrali obsolete, pronte per essere smantellate, stoccando materiali radioattivi per centinaia di migliaia (mille mila, direbbe il saggio Ing. Cane) di anni nelle cantine e nei garage del povero Scajola. Leggetevi la pagina di Wikipedia riguardante le centrali di III generazione. Cito testualmente: non vi è nessun vantaggio sotto il profilo delle scorie, che risultano analoghe ai reattori di generazioni precedenti quanto a durata e radiotossicità. Non bastano le ronde, le riforme truffa della giustizia che favoriscono i criminali romeni e nostrani, i tagli ovunque non ci sia un prete a guadagnarci perché di economia non si sanno neanche le basi, altro che hedge funds...

La morte è l'unica che ci può salvare dal disastro, perché le risate ormai non ci seppelliranno più, sono diventate anche loro uno strumento del potere. Seguiamola, cantiamone le lodi, adoriamola, inchiniamoci e prostriamoci come chi non ha futuro, con la pancia piena di junk food e gli occhi abbagliati dal sesso sui cartelloni. Balliamo al suono della fine del mondo, balliamo con la nostra signora di Arcore... un bianco mausoleo ad accoglierci.

martedì 10 febbraio 2009

È finita

È finita. Non sto parlando della morte di quella ragazza di cui tutti parlano, ma dell'Italia. Senza proclami, squilli di tromba o carriarmati, nel mondo contemporaneo non c'è più posto per la grandeur, anche quando si scompare. Da un giorno all'altro nulla cambia, ma si perde il lavoro, una banca dichiara fallimento e il suo impero di carta si riduce in cenere. Ci si spegne in silenzio. Ormai nulla può invertire la rotta: l'economia subirà la furia della crisi globale, anche se protetti dall'Europa, perché siamo guidati da incompetenti. Da dieci anni di governo Berlusconi non si esce indenni, figuriamoci dopo che sulle nostre vite e quelle dei nostri padri sono passati Craxi e Andreotti. In fondo la campana a morto poteva suonare anche all'indomani delle ultime elezioni, tutto era stato previsto. Ma il caso Englaro ha reso semplicemente evidente a tutti la realtà; non siamo più un paese democratico, non siamo più una repubblica, indietro non si torna e la fine è solo questione di tempo. Dispiace, perché tutto è stato inevitabile e contemporaneamente forse bastava poco per cambiare le sorti del paese, per restituirgli dignità. Oramai nulla conta più. La discesa non è più arrestabile, rimane solo il ricordo di una democrazia imperfetta che non è riuscita a completarsi dopo la spinta all'uscita dalla seconda guerra mondiale. Requiescat In Pace.

giovedì 13 marzo 2008

La rivoluzione centenaria

Fra pochi giorni (17 marzo 2008) inizierà la produzione effettiva dell'automobile più rivoluzionaria della storia recente: la Tesla Roadster. Costruita sfruttando il telaio della Lotus Elise, è un concentrato di tecnologia altamente innovativa; era infatti l'anno di grazia 1882 quando Nikola Tesla inventò e rese produttivo il motore a induzione che ora, dopo oltre cento anni di onorata carriera a bordo di treni merci e superveloci, frullatori e lavatrici, tagliaerba e ventilatori, e chi più ne ha più ne metta, equipaggerà questo nuovo bolide.

Le prestazioni sono impressionanti (le stesse della Lamborghini Murcielago, solo con più coppia) e basta ricaricare le batterie per 2 ore e mezza per avere un pieno in grado di assisterti per quasi 400 km. Naturalmente se avessi 90.000 $ e vivessi negli Stati Uniti sarei il primo a comprarmene una. Invece devo attendere che questa tecnologia rivoluzionaria (sono parole di Guglielmo Marconi) venga adottata dalle case automobilistiche in un prossimo futuro (tra le righe significa mai) e intanto guidare un pezzo di ferro su gomma inventato alla fine del secolo (mi riferisco al 1800). Pensateci quando acquisterete la vostra nuova automobile, è come comprare un piccolo fonografo per ascoltarsi gli mp3 in autobus o farsi fare una calotipia per il passaporto; poi come la infili nel portafoglio? Saluti dal futuro.

Su internet si può trovare di tutto al riguardo: come assaggio eccovi una prova su strada.