Molto istruttivo come una notizia possa essere interpretata in mille modi diversi, e ancora più interessante come al passaggio da una testata ad un'altra lo stesso articolo assuma connotazioni diverse (date dalla diversa forma di comunicazione, dall'impaginazione, dalle foto scelte per illustrare la notizia, dal contesto, ecc.) e rifletta le ideologie (non in senso politico) della testata. L' 8 di giugno leggo sul New York Times un interessante articolo sulla ricerca di nuove modelle nella regione brasiliana del Rio Grande Do Sul. Il tutto è corredato da un filmato e da una serie di fotografie tipicamente 'giornalistiche'. Serietà, dunque.
Oggi 9 giugno l'articolo appare tradotto sulla Repubblica, con una foto del servizio del New York Times, ma un titolo che sbilancia l'articolo sulla ricerca della modella perfetta, mentre il titolo originale (Off Runway, Brazilian Beauty Goes Beyond Blond) sottolinea la discrepanza tra la bellezza che emerge nella popolazione brasiliana e quella che appare sulle passerelle internazionali, rispettando mglio il contenuto dell'articolo. Bene.
Nell'edizione di mezzogiorno Studio Aperto, senza citare la fonte originale, al contrario di Repubblica, presenta un filmato con spezzoni dove le più famose modelle brasiliane posano in costumi succinti, mentre la voce off presenta un articolo condensato dove svanisce l'opposizione centrale nell'articolo originale e si calca la mano sul fatto che ora non bastano le misure ma serve un preciso 'cocktail' genetico che si trova appunto in questa zona particolare del Brasile, tralasciando inoltre i problemi che le ragazze incontrano passando dalla campagna a una megalopoli come San Paolo, i metodi dei talent scout, le aspirazioni e le condizioni economiche non sempre floride delle protagoniste. Lascio a voi il decidere se questo è ancora giornalismo o semplice avanspettacolo...
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mercoledì 9 giugno 2010
lunedì 8 marzo 2010
Cameron chi?
E ci lasciamo alle spalle un'altra edizione degli Oscar, con buona pace delle faide e dello sfarzoso luccichio. Premetto che se si escludono gli effetti al botteghino, la statuetta pelata non è che conti molto nel mondo del cinema di qualità. Ciò nonostante quest'anno sono parzialmente contento del premio della Bigelow, perché il suo film è molto bello. Punto. Al di là dei motivi che hanno convinto l'Academy, vuoi per convenienza (finalmente una donna) oppure per frenare lo strapotere di Cameron (figurarsi i commenti sapendo che Kathryn è la sua ex moglie), rimane il fatto che come miglior film ha vinto un'opera di qualità (non importa che ci fossero pellicole più belle uscite nel 2009, anche perché non erano in concorso), e per gli Oscar questa è già una notizia. Quindi consiglio caldamente a chi non l'avesse ancora visto (e siete in tanti, è normale) di guardarvi The Hurt Locker, senza stare tanto a pensare ai premi, alla regista donna (quindi?) e compagnia cantante. Il vero cinema inizia quando si spengono le luci in sala.
P.S. Giusto che Avatar abbia conquistato solo premi tecnici. In fondo Balla coi Lupi era molto più coinvolgente.
P.S. Giusto che Avatar abbia conquistato solo premi tecnici. In fondo Balla coi Lupi era molto più coinvolgente.
mercoledì 17 febbraio 2010
Meglio un'ellisse di una croce
Mamma mia, quanto tempo è passato. Uno si distrae un attimo, e sono passati 4 mesi. Ad ogni modo eccomi pronto a riprendere il filo del blog, spero con pause un poco più brevi...
Questa volta voglio parlarvi di un film che ho appena visto, ma non al cinema. Non al cinema perché il film, dopo praticamente un anno, non ha ancora trovato un distributore italiano. Direte voi, sarà la solita pellicola sconosciuta del solito autore cieco taiwanese sulla storia di un attore storpio del XII secolo che passa la vita a contemplare rane nella giungla della birmania (i fighetti la chiamano Myanmar). Invece no, il film in verità è ad alto budget, con un regista bravo e rinomato che ha un folto seguito in Italia e la cui ultima pellicola ha incassato alla grande in Spagna e viene distribuito un po' dovunque, compresi Libano e Thailandia. Parlo di Agorà di Alejandro Amenábar, l'autore di The Others, Apri gli Occhi e Mar Adentro, con protagonista una brava Rachel Weisz.
Perché non è stato distribuito? La scusa ufficiale è che i film storici (che in una simile produzione non sono comunque mai aridi e asettici trattati storici, ma vengono sceneggiati con imprecisioni più o meno grossolane per non far addormentare il pubblico) in Italia non rendono. Altri dicono che il vero motivo è l'opposizione del Vaticano, non certo contento di rivangare un passato di violenze e ignoranza, soprattutto in un momento di forti tensioni religiose (esiste un gruppo su Facebook che cerca di stimolare l'opinione pubblica a richiedere la distribuzione del film). La mia opinione non è importante, quello che è importante è che un film di qualità che affronta temi importanti come la difesa della cultura contro le divisioni e gli scontri religiosi non abbia uno spazio seppur piccolo per essere visto. La libertà di espressione si nutre soprattutto di varietà, di differenze e di molte voci; più voci, più libertà. Assistiamo, per un motivo o per un altro, a un'inquietante riduzione dell'offerta, in una miriade di campi, mentre una cultura sana deve moltiplicare le occasioni, le discussioni, i commenti.
Vi consiglio caldamente di vederlo, questo film, anche come segnale nei confronti di chi decide. Non è al cinema, non si trova in DVD? Allora scaricatelo, non fate torto a nessuno, se non vogliono guadagnare soldi non potete certo costringerli. Andate su emule o su bittorrent e scaricate, scaricate Agorà e prestatelo agli amici. Spargere un poco di conoscenza non può che fare bene al cuore...
Questa volta voglio parlarvi di un film che ho appena visto, ma non al cinema. Non al cinema perché il film, dopo praticamente un anno, non ha ancora trovato un distributore italiano. Direte voi, sarà la solita pellicola sconosciuta del solito autore cieco taiwanese sulla storia di un attore storpio del XII secolo che passa la vita a contemplare rane nella giungla della birmania (i fighetti la chiamano Myanmar). Invece no, il film in verità è ad alto budget, con un regista bravo e rinomato che ha un folto seguito in Italia e la cui ultima pellicola ha incassato alla grande in Spagna e viene distribuito un po' dovunque, compresi Libano e Thailandia. Parlo di Agorà di Alejandro Amenábar, l'autore di The Others, Apri gli Occhi e Mar Adentro, con protagonista una brava Rachel Weisz.
Perché non è stato distribuito? La scusa ufficiale è che i film storici (che in una simile produzione non sono comunque mai aridi e asettici trattati storici, ma vengono sceneggiati con imprecisioni più o meno grossolane per non far addormentare il pubblico) in Italia non rendono. Altri dicono che il vero motivo è l'opposizione del Vaticano, non certo contento di rivangare un passato di violenze e ignoranza, soprattutto in un momento di forti tensioni religiose (esiste un gruppo su Facebook che cerca di stimolare l'opinione pubblica a richiedere la distribuzione del film). La mia opinione non è importante, quello che è importante è che un film di qualità che affronta temi importanti come la difesa della cultura contro le divisioni e gli scontri religiosi non abbia uno spazio seppur piccolo per essere visto. La libertà di espressione si nutre soprattutto di varietà, di differenze e di molte voci; più voci, più libertà. Assistiamo, per un motivo o per un altro, a un'inquietante riduzione dell'offerta, in una miriade di campi, mentre una cultura sana deve moltiplicare le occasioni, le discussioni, i commenti.
Vi consiglio caldamente di vederlo, questo film, anche come segnale nei confronti di chi decide. Non è al cinema, non si trova in DVD? Allora scaricatelo, non fate torto a nessuno, se non vogliono guadagnare soldi non potete certo costringerli. Andate su emule o su bittorrent e scaricate, scaricate Agorà e prestatelo agli amici. Spargere un poco di conoscenza non può che fare bene al cuore...
venerdì 17 aprile 2009
Cosa ne direbbe Gutenberg?
Dopo un attimo di sconcerto alla notizia della condanna di The Pirate Bay in Svezia (tra l'altro in contemporanea su Repubblica di oggi, si poteva leggere un articolo di dubbia fattura sui 'tremendi' pericoli della pirateria), ho visto la 'conferenza stampa' del fondatore su Bambuser, dove viene chiarito che non è ancora detta l'ultima parola (ci sono ancora due gradi di giudizio, quindi conviene moderare le parole e mettersi comodi).
Più tranquillo, ci tengo a far osservare come i media nostrani si stiano affannosamente affaccendando a mettere in cattiva luce il p2p, aumentando, se è mai possibile, il livello di pressapochismo in campo informatico propinatoci da quelli che dovrebbero essere giornalisti professionisti. Nonostante la stima che nutro per Repubblica, non posso non sottolineare quanto scarsi e imprecisi siano gli articoli dedicati alle nuove tecnologie; è vero che gli altri fanno di peggio, ma da un giornale che aspira ad essere il primo in Italia ci si attende molto di più. Sono proprio curioso di vedere i servizi sull'argomento di Studio Aperto e Tg5 (mentre dopo l'autogol sul caso Santoro, non vale la pena sporcarsi gli occhi con le reti Rai), che in fatto di elogi e inchini al potere (politico o economico poco conta) non hanno da imparare da nessuno. Chissà le risate...
P.S. Ormai diventerà una tradizione, ma devo proprio dire che la puntata riparatrice di Annozero di ieri sera è stata magnifica. Se la baruffa nata la settimana scorsa era creata sul nulla, dopo questa mi aspetto i Marines che snidano Santoro e Travaglio dallo studio con Napalm e qualche quintale di agente Orange. Alla prossima puntata!
Più tranquillo, ci tengo a far osservare come i media nostrani si stiano affannosamente affaccendando a mettere in cattiva luce il p2p, aumentando, se è mai possibile, il livello di pressapochismo in campo informatico propinatoci da quelli che dovrebbero essere giornalisti professionisti. Nonostante la stima che nutro per Repubblica, non posso non sottolineare quanto scarsi e imprecisi siano gli articoli dedicati alle nuove tecnologie; è vero che gli altri fanno di peggio, ma da un giornale che aspira ad essere il primo in Italia ci si attende molto di più. Sono proprio curioso di vedere i servizi sull'argomento di Studio Aperto e Tg5 (mentre dopo l'autogol sul caso Santoro, non vale la pena sporcarsi gli occhi con le reti Rai), che in fatto di elogi e inchini al potere (politico o economico poco conta) non hanno da imparare da nessuno. Chissà le risate...
P.S. Ormai diventerà una tradizione, ma devo proprio dire che la puntata riparatrice di Annozero di ieri sera è stata magnifica. Se la baruffa nata la settimana scorsa era creata sul nulla, dopo questa mi aspetto i Marines che snidano Santoro e Travaglio dallo studio con Napalm e qualche quintale di agente Orange. Alla prossima puntata!
mercoledì 15 aprile 2009
Conoscere il male
In attesa della doppia uscita Fast and Furious in Italia, Crank 2 negli States, concentriamoci su uno dei più importanti documentari degli ultimi anni: The Corporation.
Uscito nel lontano 2003, è un'impietosa disanima delle strutture e della storia dell'istituzione delle corporations dalla nascita al recente gigantismo di potere. Il film accompagna lo spettatore con puntualità, ravvivando le interviste con spezzoni tratti da differenti epoche, senza dimenticarsi di far sentire il pensiero di chi sostiene e difende le corporations; ed è proprio la contrapposizione dei punti di vista che colpisce in modo indescrivibile. Ormai la pervasività delle corporations nelle nostre vite ha raggiunto livelli talmente preoccupanti che interrogarsi sulla loro esistenza sembra già una cosa straordinaria. Guardatelo o riguardatelo, tenendo presente la crisi che stiamo attraversando, perché un documentario così, ora, è più prezioso che mai.
P.S. Aggiungo un appunto sulla situazione incresciosa che è esplosa in Rai sul cosiddetto caso Santoro (che è tale solo perché lo ha deciso la maggioranza). Incuriosito dalle polemiche, mi sono guardato per intero la puntata sul sito di Annozero per capire quali nefandezze si fossero compiute. Morale: con mia somma sorpresa ho visto un programma dove Santoro è stato meno di parte del solito, e le informazioni raccontate cercavano di fare a meno della retorica per veicolare un'idea concreta sui problemi che hanno portato a questo disastro, senza caccia alle streghe, ma anche senza squallido servilismo. Credo che la mancanza di quest'ultimo abbia causato tutto il can can.
Uscito nel lontano 2003, è un'impietosa disanima delle strutture e della storia dell'istituzione delle corporations dalla nascita al recente gigantismo di potere. Il film accompagna lo spettatore con puntualità, ravvivando le interviste con spezzoni tratti da differenti epoche, senza dimenticarsi di far sentire il pensiero di chi sostiene e difende le corporations; ed è proprio la contrapposizione dei punti di vista che colpisce in modo indescrivibile. Ormai la pervasività delle corporations nelle nostre vite ha raggiunto livelli talmente preoccupanti che interrogarsi sulla loro esistenza sembra già una cosa straordinaria. Guardatelo o riguardatelo, tenendo presente la crisi che stiamo attraversando, perché un documentario così, ora, è più prezioso che mai.
P.S. Aggiungo un appunto sulla situazione incresciosa che è esplosa in Rai sul cosiddetto caso Santoro (che è tale solo perché lo ha deciso la maggioranza). Incuriosito dalle polemiche, mi sono guardato per intero la puntata sul sito di Annozero per capire quali nefandezze si fossero compiute. Morale: con mia somma sorpresa ho visto un programma dove Santoro è stato meno di parte del solito, e le informazioni raccontate cercavano di fare a meno della retorica per veicolare un'idea concreta sui problemi che hanno portato a questo disastro, senza caccia alle streghe, ma anche senza squallido servilismo. Credo che la mancanza di quest'ultimo abbia causato tutto il can can.
domenica 1 febbraio 2009
To bowl or not to bowl
Dopo l'articolo blasfemo dell'altra volta dedichiamoci allo sport; o meglio, a quel baraccone di quarti di bue pieni di steroidi chiamato Superbowl. A causa del successo ingiustificato raggiunto da questa farsa su erba (se ne è rimasta e se non è geneticamente modificata), tutte le maggiori aziende si svenano per ritagliarsi una nicchia per quanto invisibile all'interno degli spazi pubblicitari. E anche quest'anno ci vengono regalati sotto forma di chicche i trailers fantamilionari dei film più spinti (dal punto di vista del marketing, deh) da Hollywood. Eccoci quindi ad ammirare in sequenza Fast And Furious IV, Transormers II, Land of the Lost e Star Trek (no, non è quello vecchio e stravecchio con William Shatner, è proprio uno nuovo, tipo Batman Begins senza Christian Bale). Che dire, sopravviveremo a questa ondata di colossal? Io non credo. Oh beh, è stato bello finché è durata. Hasta la vista, baby!
domenica 13 luglio 2008
E venne il giorno III
Eccoci giunti a parlare dell'iPhone (o meglio, dello "ifon", come lo ha pronunciato una giornalista del Tg2). Dopo una spasmodica attesa, è uscito anche in Italia il telefonino che sta rivoluzionando il rapporto degli utenti con internet. File in tutto il paese all'apertura dei negozi in piena notte per accaparrarsi l'ultima meraviglia di Cupertino. Al solito ci dobbiamo sorbire il cartello Tim-Vodafone, che sta seriamente minando la possibilità di navigare liberamente ovunque, con tariffe a dir poco esose; che si debba sentire il desiderio di espatriare in Svizzera per una tariffa decente la dice lunga sulla situazione, per cui è probabile che aspetterò la fine dell'estate e l'annunciata entrata in campo di Tre, chissà che non porti un poco di concorrenza...
Intanto vedremo se le vendite massicce dei primi giorni continueranno nel bel paese, che si fregia del titolo di miglior esperto di telefoni cellulari, senza produrne nemmeno uno.
Intanto vedremo se le vendite massicce dei primi giorni continueranno nel bel paese, che si fregia del titolo di miglior esperto di telefoni cellulari, senza produrne nemmeno uno.
giovedì 22 maggio 2008
Stronzi
Sono circondato da stronzi. Non bastavano le elezioni, la situazione economica disastrosa, la situazione culturale ancora più devastata, la percezione del paese all'estero ai minimi storici e l'ancora inesistente commercializzazione dell'iPhone in Italia. Vogliono anche il nucleare, 'sti stronzi. Sono passati vent'anni da un referendum che ha abolito il nucleare sull'onda isterica del disastro di una centrale, tenuta insieme da legno di betulla e bicchierini di kvas, in un altro paese; una scelta che ha cancellato anche i pochi progetti oramai completati, che quindi sono costati il doppio, perché dopo averli costruiti sono stati smantellati senza un giorno di lavoro effettivo (pura follia). Ora, perché alla Marcegaglia è rincarata la bolletta, si decide di ritornare alle centrali nucleari (Homer direbbe 'nuculari'), badate bene, non prima però di cinque anni (i finlandesi ce ne stanno mettendo sette, e noi siamo convinti di essere più veloci?), quando come minimo di uranio ce ne sarà ancora meno e la crisi petrolifera sarà ancora più grave. E se in questi dieci anni (su, siamo realisti per una volta) da qualche parte nel mondo salta una centrale un minimo più moderna di quella di Cernobyl, cosa succederà? Altro referendum? Altre risorse buttate in un vicolo cieco? E quando tutti, ma proprio tutti i paesi più avanzati, al nucleare stanno dando un calcio nel culo (già, è vero, in Slovacchia le centrali le stanno costruendo, guarda caso con l'aiuto dell'ENEL: mi contraddico sempre...). E le scorie? A Napoli c'è la sollevazione popolare per dei sacchetti di plastica, e voi volete costruire depositi in una nazione soggetta a pericolo sismico per elementi che rimarranno altamente radioattivi per svariate migliaia di anni? Questo nel paese che ha meno pannelli solari della Germania? Sono veramente circondato da stronzi.
martedì 6 maggio 2008
Oggi polemizzo
Dato che un'immagine vale più di mille parole, guardatevi questo gustoso filmato, sempre che non lo abbiate già visto a Mai Dire Martedì. Nulla da eccepire sulla realizzazione, mentre l'effetto di denuncia è clamoroso; dopo centinaia di articoli di giornale sul fenomeno 'cinepanettone', servizi televisivi, dibattiti e studi di costume e sociologia, finalmente ecco svelato il mistero di tanto successo: tette, volgarità e pernacchie. È questo che fa il successo in Italia, e lo stile che cercano di inserire come copertura i vari creatori di questi 'capolavori' non fanno che snaturare e volgarizzare la realtà. Parliamoci chiaro, anche a me fanno sorridere e mi inteneriscono i vecchi film con Pierino degli anni settanta e tutta la serie della commedia tanto rivalutata oggi, ma il motivo è puramente nostalgico. L'evidenza dei fatti è un'altra: da molto tempo nel mondo dello spettacolo in Italia, senza scoregge non si va da nessuna parte.
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