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giovedì 3 giugno 2010

Lavori impossibili

Dopo una lunga pausa di riflessione, eccomi di nuovo a scrivere articoli nuovi nuovi dalla mia esperienza di turista per caso in quella meravigliosa terra del mistero che è il Giappone. Scelgo di iniziare con un post sui lavori giapponesi più strani perché, come tutti sapete, gli abitanti della terra del sol levante pensano solo a quello, ma soprattutto in un modo tutto loro. Il primo esempio è questo povero omino che dalle parti di Tsukiji si dilettava in una delle poche giornate di festa nazionale e sotto un sole inclemente a strappare i fili d'erba che crescono tra le fessure del marciapiede, aiutandosi con una piccola roncola completamente inutile all'uso, riponendoli in un apposito sacco (i fili d'erba), prima di spostarsi in un altro angolo di strada alla ricerca di qualche testarda piantina da svellere con furore. Il tutto (l'omino) dotato di tuta regolamentare e scarponi antinfortunistica, come da regolamento.

Come non citare poi l'addetto alla pulizia degli scorrimano delle scale mobili all'interno della metropolitana di Tokyo (che per inciso è una vera e propria città sotterranea, munita di ogni comodità, compreso il calzolaio). Questo pover uomo premeva uno straccio sullo scorrimano, passando tutto il giorno da uno all'altro. Terzo in ordine di follia l'incaricato di un cantiere che fa l'inchino a chi passa di lì (ormai figura evidentemente obsoleta, visto che spesso viene sostituita da una sagoma o da un cartello, ma vuoi mettere il contatto umano?), gaijin compresi.

E la polizia? In qualsiasi altro posto farebbero i poliziotti, ma purtroppo in Giappone il tasso di criminalità è così basso che oltre a dare informazioni stradali (che assolutamente non sanno dare, non sapendo nemmeno dove si trovano in quel momento) e a bullarsi con i bastoni-segnalatori luminosi (che purtroppo per loro non sono vere spade laser) non possono fare molto altro. Quindi li vedi girare in bicicletta per le strade, probabilmente impegnati a guardare se il malcapitato di turno ha fallito nella pulizia dei marciapiedi da quegli stramaledettissimi fili d'erba che infestano le altrimenti immacolate strade giapponesi.

つづく

mercoledì 17 febbraio 2010

Meglio un'ellisse di una croce

Mamma mia, quanto tempo è passato. Uno si distrae un attimo, e sono passati 4 mesi. Ad ogni modo eccomi pronto a riprendere il filo del blog, spero con pause un poco più brevi...

Questa volta voglio parlarvi di un film che ho appena visto, ma non al cinema. Non al cinema perché il film, dopo praticamente un anno, non ha ancora trovato un distributore italiano. Direte voi, sarà la solita pellicola sconosciuta del solito autore cieco taiwanese sulla storia di un attore storpio del XII secolo che passa la vita a contemplare rane nella giungla della birmania (i fighetti la chiamano Myanmar). Invece no, il film in verità è ad alto budget, con un regista bravo e rinomato che ha un folto seguito in Italia e la cui ultima pellicola ha incassato alla grande in Spagna e viene distribuito un po' dovunque, compresi Libano e Thailandia. Parlo di Agorà di Alejandro Amenábar, l'autore di The Others, Apri gli Occhi e Mar Adentro, con protagonista una brava Rachel Weisz.

Perché non è stato distribuito? La scusa ufficiale è che i film storici (che in una simile produzione non sono comunque mai aridi e asettici trattati storici, ma vengono sceneggiati con imprecisioni più o meno grossolane per non far addormentare il pubblico) in Italia non rendono. Altri dicono che il vero motivo è l'opposizione del Vaticano, non certo contento di rivangare un passato di violenze e ignoranza, soprattutto in un momento di forti tensioni religiose (esiste un gruppo su Facebook che cerca di stimolare l'opinione pubblica a richiedere la distribuzione del film). La mia opinione non è importante, quello che è importante è che un film di qualità che affronta temi importanti come la difesa della cultura contro le divisioni e gli scontri religiosi non abbia uno spazio seppur piccolo per essere visto. La libertà di espressione si nutre soprattutto di varietà, di differenze e di molte voci; più voci, più libertà. Assistiamo, per un motivo o per un altro, a un'inquietante riduzione dell'offerta, in una miriade di campi, mentre una cultura sana deve moltiplicare le occasioni, le discussioni, i commenti.

Vi consiglio caldamente di vederlo, questo film, anche come segnale nei confronti di chi decide. Non è al cinema, non si trova in DVD? Allora scaricatelo, non fate torto a nessuno, se non vogliono guadagnare soldi non potete certo costringerli. Andate su emule o su bittorrent e scaricate, scaricate Agorà e prestatelo agli amici. Spargere un poco di conoscenza non può che fare bene al cuore...

giovedì 17 settembre 2009

Un video al giorno...

Ogni tanto anch'io mi trovo a pensare a un mondo migliore e qualche volta riesco pure a intravederlo, anche se confusamente e per poco. In uno di questi momenti rivelatori sono capitato sul canale di YouTube dedicato a TED. Che cos'è TED? In poche parole è un'associazione che organizza incontri periodici nei quali studiosi e persone di successo parlano davanti a una platea di una loro idea. Rapide dissertazioni su un aspetto di un argomento che sta loro a cuore o ritengono importante. Tutti gli interventi sono filmati e raccolti, per poi essere messi a disposizione di chiunque voglia vedere il mondo con occhi diversi. Qui trovate una spiegazione più dettagliata. Qui il canale dove scegliere i video. C'è solo l'imbarazzo della scelta. A me sono piaciuti particolarmente questi tre: quello di Schwartz sulla scelta, quello sul paranormale di Shermer (si ride parecchio) e quello di Richard Dawkins sulle stranezze della scienza. Lo so, sono in inglese, ma ne vale veramente la pena...

martedì 8 settembre 2009

Mad Men

Probabilmente qualcuno avrà visto la prima e la seconda serie su Cult. Negli Stati Uniti sono già alle prime puntate della terza. Io ne avevo perso le tracce dopo l'annuncio nel 2007, finché non ne ho risentito parlare qualche tempo fa, così, spinto dalla curiosità, ho guardato la prima serie. Sto parlando di Mad Men, telefilm plurivincitore di Emmy e collezionatore di giudizi positivi da parte dei critici americani: ampiamente meritati. Si tratta delle avventure lavorative e non di un gruppo di pubblicitari nella New York del 1960 (la sfida Nixon-Kennedy compare in più puntate), che vivono in pieno il sogno americano ma ne presentono anche i terribili costi.

L'ambientazione è formidabile per l'accuratezza nei dettagli, dall'abbigliamento agli elettrodomestici, per la prima volta onnipresenti delle cucine della nazione, agli atteggiamenti e ai tic. Bere e fumare sono in quei tempi un simbolo di benessere e tutti ne approfittano smodatamente. Si respira in ogni inquadratura il glamour dorato della Hollywood trionfante, stemperato dalle nevrosi e dalle paure presaghe del futuro nei comportamenti della vita quotidiana. E anche i corpi femminili ricalcano il gusto di un'epoca passata.

Ma quello che colpisce è la sapienza nella costruzione dei personaggi, che si evolvono e si ispessiscono mentre la storia ne presenta le peripezie passate, le paure, i sogni e le aspirazioni, segretamente custoditi da una cortina di fumo di sigaretta. Non c'è nulla di piatto in questo gruppo di personaggi che trasformano quotidianamente l'american dream in cartelloni con figure sgargianti e slogan ammiccanti. C'è l'umanità e la crudeltà di un mondo del lavoro che non perdona, l'odio e l'amore che scuotono i rapporti, l'arrivismo, il cinismo, la semplicità, l'intelligenza, la forza e la debolezza che albergano in ognuno di noi.
È l'epopea dell'america kennediana che si appresta a guidare e ispirare il mondo, l'esplosione del capitalismo e delle multinazionali, il trionfo dei mezzi di comunicazione di massa, la nascita della civiltà occidentale come la conosciamo oggi.

In poche parole è Mad Men, la più bella serie televisiva che abbia mai visto.

venerdì 17 aprile 2009

Cosa ne direbbe Gutenberg?

Dopo un attimo di sconcerto alla notizia della condanna di The Pirate Bay in Svezia (tra l'altro in contemporanea su Repubblica di oggi, si poteva leggere un articolo di dubbia fattura sui 'tremendi' pericoli della pirateria), ho visto la 'conferenza stampa' del fondatore su Bambuser, dove viene chiarito che non è ancora detta l'ultima parola (ci sono ancora due gradi di giudizio, quindi conviene moderare le parole e mettersi comodi).

Più tranquillo, ci tengo a far osservare come i media nostrani si stiano affannosamente affaccendando a mettere in cattiva luce il p2p, aumentando, se è mai possibile, il livello di pressapochismo in campo informatico propinatoci da quelli che dovrebbero essere giornalisti professionisti. Nonostante la stima che nutro per Repubblica, non posso non sottolineare quanto scarsi e imprecisi siano gli articoli dedicati alle nuove tecnologie; è vero che gli altri fanno di peggio, ma da un giornale che aspira ad essere il primo in Italia ci si attende molto di più. Sono proprio curioso di vedere i servizi sull'argomento di Studio Aperto e Tg5 (mentre dopo l'autogol sul caso Santoro, non vale la pena sporcarsi gli occhi con le reti Rai), che in fatto di elogi e inchini al potere (politico o economico poco conta) non hanno da imparare da nessuno. Chissà le risate...

P.S. Ormai diventerà una tradizione, ma devo proprio dire che la puntata riparatrice di Annozero di ieri sera è stata magnifica. Se la baruffa nata la settimana scorsa era creata sul nulla, dopo questa mi aspetto i Marines che snidano Santoro e Travaglio dallo studio con Napalm e qualche quintale di agente Orange. Alla prossima puntata!

giovedì 12 febbraio 2009

Povera capra

Ho appena assistito alla scena in cui Rambo partecipa a una partita di Kokburi (meglio conosciuto come Buzkashi) insieme a dei mujaidin afgani. Per inciso il gioco consiste nel disputarsi la carcassa decapitata di una capra e di depositarla su un cumulo di terra presente sul campo per vincere la partita. Il tutto avviene a cavallo e il fair play è sconosciuto (valgono scudisciate, spintoni, pugni e calci). Non è meraviglioso? Anche in un film dove gli sceneggiatori non hanno mai consegnato la loro fatica al regista, un accenno culturale clamoroso fa capolino dalle steppe dell'Asia centrale e finisce in un prodotto di massa distribuito in tutto il mondo. Si può disquisire all'infinito sulla mercificazione culturale attuata dall'occidente, sulle imprecisioni e la superficialità della cultura ai tempi di internet e a quanto si stava bene quando le biblioteche erano vuote e polverose. Ma in quanti sapevano di questo allegro passatempo nell'Italia degli anni '60 o '70? Quanti costumi particolari, declinazioni locali, tradizioni quasi scomparse ci fanno l'occhiolino ogni giorno, semplicemente facendo attenzione? Il mondo ci sembra più piccolo, certo, ma è molto più vario e colorato. Basta solo voler vedere.

venerdì 27 giugno 2008

E venne il giorno II

Dopo anni di attesa, progetti irrealizzati, cambiati e accantonati, finalmente questo martedì ha ufficialmente aperto la... Sala Borsa! Chi abita a Bologna sa come questa biblioteca pubblica abbia cambiato il panorama culturale della città, eppure troppi sono stati i difetti di una struttura grande, ma non a sufficienza per il numero dei visitatori, bella, ma prima rovinata dalle bancarelle di una libreria e poi dal vuoto pneumatico risultante dall'allontanamento della stessa. Gli spazi e le funzioni offerte erano numerose, ma si aveva sempre l'impressione di trovarsi a confronto con una organizzazione approssimativa.

Dopo un tira e molla estenuante, nel giro di un mese (e con la chiusura totale di solo due settimane), un progetto simile a quello originale, che non vide mai la luce per il cambio di giunta, è stato finalmente reso agibile al pubblico, e la mia prima impressione è molto positiva. Spazio a tutti, senza sovrapposizioni fastidiose, un banco accettazioni da aeroporto (vedremo poi quante postazioni funzioneranno nei periodi di ressa), molte poltrone per sedersi, un nuovo bar e giornali e periodici in bella mostra lungo tutto il ballatoio, fuori dal flusso di chi non è interessato; più postazioni per internet e le consultazioni e nuovi spazi per bambini e giovani.

Non sarà molto simpatico ai bolognesi, ma con un obiettivo realizzato di questa portata Cofferati, per me, guadagna un bel po' di punti.