Rovistando su internet si fanno molto spesso scoperte interessanti. Una di queste è la collezione di vecchie foto che la bilbioteca del Congresso degli Stati Uniti mette a disposizione di tutti, dopo una costante opera di digitalizzazione. Sono documenti che risalgono alla seconda guerra mondiale, alla depressione, addirittura alla guerra di secessione.
Negli ultimi tempi sono stati inseriti gruppi di fotografie a colori che sorprendono a causa della nostra abitudine a vedere le immagini d'epoca solo in bianco e nero; l'effetto è decisamente straniante. Qui potete vedere una serie recentemente pubblicata, con esemplari risalenti ai primi anni '40, provenienti dagli Stati Uniti. La maggior parte sono ricavate da copie fatte dalle originali diapositive Kodachrome, che all'epoca erano all'avanguardia nella riproduzione fotografica a colori. Ironico che dopo più di settant'anni di servizio la pellicola sia stata abbandonata proprio in questi giorni, soprattutto vedendo la qualità della resa cromatica dopo tanto tempo. Un'altra serie di Kodachrome (incentrata sullo sforzo bellico americano nella seconda guerra mondiale) la potete trovare a questo indirizzo.
Molto interessante è anche questa serie proveniente dalla Russia zarista (stiamo parlando di fotografie prese tra il 1910 e il 1915) del fotografo Sergei Mikhailovich Prokudin-Gorskii, incaricato di indagare gli sterminati territori russi, un po' come faranno durante la depressione i fotografi americani della FSA.
All'epoca esistevano molti modi di fare foto a colori, quasi tutti estremamente laboriosi e costosi e poco diffusi. Il metodo qui impiegato dal fotografo russo consisteva nell'esporre in rapidità tre lastre in bianco e nero con un filtro di colore diverso. Per vedere la foto a colori si procedeva poi alla proiezione in contemporanea dei negativi con i tre filtri (rosso verde e blu).
Nell'era del digitale, dove migliaia di scatti ogni giorno si aggiungono allo sterminato calderone visivo che ci circonda, è da queste fotografie lontane nel tempo che si può ricavare una certa prospettiva.
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lunedì 27 dicembre 2010
domenica 12 dicembre 2010
Mama Took My Kodachrome Away
Parafrasando la famosa canzone di Paul Simon, cantiamo la dipartita della più famosa pellicola diapositiva del mondo. La possibilità di sviluppare le proprie foto utilizzando la Kodachrome giunge infatti alla fine il 30 dicembre 2010, a poco più di un anno dalla fine della produzione attuata dalla Kodak per mancanza di profitti.
Io ho appena spedito gli ultimi quattro rullini, giusto come ricordo dei tempi andati. Si tratta più che altro di una nostalgia, visto che in realtà, al di là della spallata data dal digitale, erano i tempi di attesa ad aver 'ucciso' questo prodotto; una settimana, quando andava bene, per aspettare le proprie foto era davvero troppo (senza considerare che è rimasto solo un laboratorio attrezzato in tutto il mondo, Dwayne's Photo). Inoltre altre pellicole (vedi Velvia e Ektachrome in primis) sono da tempo disponibili con una resa dei colori molto più satura e un livello di dettaglio comparabile, con tempi di consegna della pellicola sviluppata dell'ordine del giorno e con una maggiore qualità in fase di scansione. Insomma, la Kodachrome è una pellicola datata (fece il suo debutto nel 1935), soppiantata dalla velocità del digitale e dalla qualità delle emulsioni, ma rimane nella storia della fotografia (vedi la bambina afghana ritratta da Steve McCurry) e nella memoria di migliaia di fotografi, oltre a milioni di esemplari nei cassetti di tutto il mondo, con la sua inimitabile (quella si) pallette di colori pastello e la quantità di dettagli contenuti in quel piccolo rettangolo 24x36.
Per maggiori dettagli e la storia di questo pezzo di tecnologia potete leggervi la voce Kodachrome su Wikipedia.
Io ho appena spedito gli ultimi quattro rullini, giusto come ricordo dei tempi andati. Si tratta più che altro di una nostalgia, visto che in realtà, al di là della spallata data dal digitale, erano i tempi di attesa ad aver 'ucciso' questo prodotto; una settimana, quando andava bene, per aspettare le proprie foto era davvero troppo (senza considerare che è rimasto solo un laboratorio attrezzato in tutto il mondo, Dwayne's Photo). Inoltre altre pellicole (vedi Velvia e Ektachrome in primis) sono da tempo disponibili con una resa dei colori molto più satura e un livello di dettaglio comparabile, con tempi di consegna della pellicola sviluppata dell'ordine del giorno e con una maggiore qualità in fase di scansione. Insomma, la Kodachrome è una pellicola datata (fece il suo debutto nel 1935), soppiantata dalla velocità del digitale e dalla qualità delle emulsioni, ma rimane nella storia della fotografia (vedi la bambina afghana ritratta da Steve McCurry) e nella memoria di migliaia di fotografi, oltre a milioni di esemplari nei cassetti di tutto il mondo, con la sua inimitabile (quella si) pallette di colori pastello e la quantità di dettagli contenuti in quel piccolo rettangolo 24x36.
Per maggiori dettagli e la storia di questo pezzo di tecnologia potete leggervi la voce Kodachrome su Wikipedia.
venerdì 16 aprile 2010
Lo scatto infinito
Mi sono trovato per vari motivi a leggere molti libri di fotografia e ho deciso di fare un elenco di quelli che trovo più utili. Sono tutti libri che parlano di fotografia, non di come si fanno foto, quindi non c'è nessun libro tecnico sul funzionamento di macchine fotografiche, disquisizioni su digitale e pellicole o simili. Se però siete interessati al concetto di fotografia e come vedere in modo nuovo un mezzo ormai antico, preparatevi per una scorpacciata.
Leggere la fotografia di Augusto Pieroni è sicuramente il libro migliore per cominciare, per la sua snellezza e per la sua semplicità, in grado di approfondire spesso in modo illuminante una materia dove si è sentito tutto e il contrario di tutto.
Non si possono non citare poi La camera chiara di Roland Barthes e Sulla fotografia di Susan Sontag, divenuti storicamente due pilastri per gli studi sulla fotografia (impossibile trovare un libro serio che non li citi almeno una volta).
Se poi si ha voglia di andare veramente in profondità, il libro che fa per voi è Le idee sulla fotografia di Claudio Marra; molto denso, ampio e illuminante su una miriade di tematiche ma anche molto impegnativo.
A parte cito un libro che mi affascina anche se usa la storia della fotografia come pretesto per un flusso di pensieri in libertà non sempre condivisibili ma spesso sorprendenti: L'infinito istante di Geoff Dyer.
Per concludere una bella raccolta di foto, con la f maiuscola. Immagini che hanno fatto la storia prima del giornalismo e poi della nostra stessa cultura, foto di cui spesso ignoriamo l'autore ma che abbiamo visto fin da bambini: parlo dell'edizione fatta da Contrasto delle foto di LIFE. Buona lettura/visione.
Leggere la fotografia di Augusto Pieroni è sicuramente il libro migliore per cominciare, per la sua snellezza e per la sua semplicità, in grado di approfondire spesso in modo illuminante una materia dove si è sentito tutto e il contrario di tutto.
Non si possono non citare poi La camera chiara di Roland Barthes e Sulla fotografia di Susan Sontag, divenuti storicamente due pilastri per gli studi sulla fotografia (impossibile trovare un libro serio che non li citi almeno una volta).
Se poi si ha voglia di andare veramente in profondità, il libro che fa per voi è Le idee sulla fotografia di Claudio Marra; molto denso, ampio e illuminante su una miriade di tematiche ma anche molto impegnativo.
A parte cito un libro che mi affascina anche se usa la storia della fotografia come pretesto per un flusso di pensieri in libertà non sempre condivisibili ma spesso sorprendenti: L'infinito istante di Geoff Dyer.
Per concludere una bella raccolta di foto, con la f maiuscola. Immagini che hanno fatto la storia prima del giornalismo e poi della nostra stessa cultura, foto di cui spesso ignoriamo l'autore ma che abbiamo visto fin da bambini: parlo dell'edizione fatta da Contrasto delle foto di LIFE. Buona lettura/visione.
sabato 22 agosto 2009
Obama e i Marziani
Nel mare magnum di internet è molto semplice saltare da un luogo all'altro della rete seguendo il flusso dei pensieri o del colpo d'occhio. Oggi, sfogliando il mio blog preferito di fotografia, mi sono imbattuto nel sito di uno dei fotografi di moda più bravo in circolazione: Rankin. Alcune foto mi hanno ricordato un tipo di bellezza spesso presente nelle pubblicità prodotte da Terry Richardson, così mi sono collegato al suo sito dove campeggia questa foto. Beh, che dire. Se il mondo non cambierà nei prossimi quattro anni, conviene veramente trasferirsi su Marte...
P.S. Proprio oggi sui giornali si parla della mancanza di fondi della NASA, che ha definitivamente cancellato i possibili progetti di un ritorno dell'uomo sulla Luna o di un suo eventuale arrivo su Marte. Non ci resta che procurarci un telescopio e continuare a sognare...
P.S. Proprio oggi sui giornali si parla della mancanza di fondi della NASA, che ha definitivamente cancellato i possibili progetti di un ritorno dell'uomo sulla Luna o di un suo eventuale arrivo su Marte. Non ci resta che procurarci un telescopio e continuare a sognare...
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