Molto istruttivo come una notizia possa essere interpretata in mille modi diversi, e ancora più interessante come al passaggio da una testata ad un'altra lo stesso articolo assuma connotazioni diverse (date dalla diversa forma di comunicazione, dall'impaginazione, dalle foto scelte per illustrare la notizia, dal contesto, ecc.) e rifletta le ideologie (non in senso politico) della testata. L' 8 di giugno leggo sul New York Times un interessante articolo sulla ricerca di nuove modelle nella regione brasiliana del Rio Grande Do Sul. Il tutto è corredato da un filmato e da una serie di fotografie tipicamente 'giornalistiche'. Serietà, dunque.
Oggi 9 giugno l'articolo appare tradotto sulla Repubblica, con una foto del servizio del New York Times, ma un titolo che sbilancia l'articolo sulla ricerca della modella perfetta, mentre il titolo originale (Off Runway, Brazilian Beauty Goes Beyond Blond) sottolinea la discrepanza tra la bellezza che emerge nella popolazione brasiliana e quella che appare sulle passerelle internazionali, rispettando mglio il contenuto dell'articolo. Bene.
Nell'edizione di mezzogiorno Studio Aperto, senza citare la fonte originale, al contrario di Repubblica, presenta un filmato con spezzoni dove le più famose modelle brasiliane posano in costumi succinti, mentre la voce off presenta un articolo condensato dove svanisce l'opposizione centrale nell'articolo originale e si calca la mano sul fatto che ora non bastano le misure ma serve un preciso 'cocktail' genetico che si trova appunto in questa zona particolare del Brasile, tralasciando inoltre i problemi che le ragazze incontrano passando dalla campagna a una megalopoli come San Paolo, i metodi dei talent scout, le aspirazioni e le condizioni economiche non sempre floride delle protagoniste. Lascio a voi il decidere se questo è ancora giornalismo o semplice avanspettacolo...
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mercoledì 9 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
Lavori impossibili
Dopo una lunga pausa di riflessione, eccomi di nuovo a scrivere articoli nuovi nuovi dalla mia esperienza di turista per caso in quella meravigliosa terra del mistero che è il Giappone. Scelgo di iniziare con un post sui lavori giapponesi più strani perché, come tutti sapete, gli abitanti della terra del sol levante pensano solo a quello, ma soprattutto in un modo tutto loro. Il primo esempio è questo povero omino che dalle parti di Tsukiji si dilettava in una delle poche giornate di festa nazionale e sotto un sole inclemente a strappare i fili d'erba che crescono tra le fessure del marciapiede, aiutandosi con una piccola roncola completamente inutile all'uso, riponendoli in un apposito sacco (i fili d'erba), prima di spostarsi in un altro angolo di strada alla ricerca di qualche testarda piantina da svellere con furore. Il tutto (l'omino) dotato di tuta regolamentare e scarponi antinfortunistica, come da regolamento.
Come non citare poi l'addetto alla pulizia degli scorrimano delle scale mobili all'interno della metropolitana di Tokyo (che per inciso è una vera e propria città sotterranea, munita di ogni comodità, compreso il calzolaio). Questo pover uomo premeva uno straccio sullo scorrimano, passando tutto il giorno da uno all'altro. Terzo in ordine di follia l'incaricato di un cantiere che fa l'inchino a chi passa di lì (ormai figura evidentemente obsoleta, visto che spesso viene sostituita da una sagoma o da un cartello, ma vuoi mettere il contatto umano?), gaijin compresi.
E la polizia? In qualsiasi altro posto farebbero i poliziotti, ma purtroppo in Giappone il tasso di criminalità è così basso che oltre a dare informazioni stradali (che assolutamente non sanno dare, non sapendo nemmeno dove si trovano in quel momento) e a bullarsi con i bastoni-segnalatori luminosi (che purtroppo per loro non sono vere spade laser) non possono fare molto altro. Quindi li vedi girare in bicicletta per le strade, probabilmente impegnati a guardare se il malcapitato di turno ha fallito nella pulizia dei marciapiedi da quegli stramaledettissimi fili d'erba che infestano le altrimenti immacolate strade giapponesi.
つづく
Come non citare poi l'addetto alla pulizia degli scorrimano delle scale mobili all'interno della metropolitana di Tokyo (che per inciso è una vera e propria città sotterranea, munita di ogni comodità, compreso il calzolaio). Questo pover uomo premeva uno straccio sullo scorrimano, passando tutto il giorno da uno all'altro. Terzo in ordine di follia l'incaricato di un cantiere che fa l'inchino a chi passa di lì (ormai figura evidentemente obsoleta, visto che spesso viene sostituita da una sagoma o da un cartello, ma vuoi mettere il contatto umano?), gaijin compresi.
E la polizia? In qualsiasi altro posto farebbero i poliziotti, ma purtroppo in Giappone il tasso di criminalità è così basso che oltre a dare informazioni stradali (che assolutamente non sanno dare, non sapendo nemmeno dove si trovano in quel momento) e a bullarsi con i bastoni-segnalatori luminosi (che purtroppo per loro non sono vere spade laser) non possono fare molto altro. Quindi li vedi girare in bicicletta per le strade, probabilmente impegnati a guardare se il malcapitato di turno ha fallito nella pulizia dei marciapiedi da quegli stramaledettissimi fili d'erba che infestano le altrimenti immacolate strade giapponesi.
つづく
martedì 16 marzo 2010
Un atomo per amico
Prendendo spunto da un articolo di Beppe Grillo sul suo blog, ritorno a parlare di nucleare e della assurda convinzione che il costruire centrali costosissime possa risolvere i problemi energetici dell'Italia, come per magia. Stranamente il governo, che è già abbondantemente in ritardo sul progetto di ripristino del nucleare nel nostro paese, non ha ancora identificato i siti dove saranno costruite queste fantomatiche centrali. O meglio, non ha ancora rivelato i piani che sicuramente sono già stati preparati, aspettando il dopo elezioni in modo che i nomi delle città coinvolte non si trasformi in un boomerang per il governo. Comportamento che mostra la consapevolezza di una diffidenza della popolazione che non deve intralciare i piani di arricchimento di poche società in stretto rapporto con ministri e parlamentari. E visto che per difendere il nucleare si prende come esempio di efficienza e produttività il caso francese (che per inciso guadagnerà cifre incredibili vendendo tecnologia ed esperienza ai ritardatari italiani), guardatevi questo video per farvi un idea più chiara. Qui invece trovate la seconda parte e tutte le altre, con molti video, inquietanti, sul tema del nucleare. Pensateci bene, quando andrete a votare...
giovedì 17 settembre 2009
Un video al giorno...
Ogni tanto anch'io mi trovo a pensare a un mondo migliore e qualche volta riesco pure a intravederlo, anche se confusamente e per poco. In uno di questi momenti rivelatori sono capitato sul canale di YouTube dedicato a TED. Che cos'è TED? In poche parole è un'associazione che organizza incontri periodici nei quali studiosi e persone di successo parlano davanti a una platea di una loro idea. Rapide dissertazioni su un aspetto di un argomento che sta loro a cuore o ritengono importante. Tutti gli interventi sono filmati e raccolti, per poi essere messi a disposizione di chiunque voglia vedere il mondo con occhi diversi. Qui trovate una spiegazione più dettagliata. Qui il canale dove scegliere i video. C'è solo l'imbarazzo della scelta. A me sono piaciuti particolarmente questi tre: quello di Schwartz sulla scelta, quello sul paranormale di Shermer (si ride parecchio) e quello di Richard Dawkins sulle stranezze della scienza. Lo so, sono in inglese, ma ne vale veramente la pena...
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lunedì 15 giugno 2009
La complessità come minaccia
Tra le tante problematiche emerse con la globalizzazione, quella dei controlli qualitativi è forse la più sottovalutata. Gli scambi internazionali hanno creato una fittissima trama che difficilmente può essere dipanata, in un'epoca dove i confini tra le nazioni sono sempre più permeabili. Questo fattore si unisce alla crescente specializzazione produttiva, per cui i cittadini non sono più in grado (a dir la verità da molto tempo ormai) di comprendere o seguire l'estrema complessità delle tecniche messe in atto per la creazione dei prodotti che consuma. Senza per forza doversi riferire a oggetti complicati come i gadget elettronici, pensiamo solamente al vestiario; chi ci garantisce che il vestito che indossiamo sia stato prodotto come indicato nell'etichetta, e come è possibile sapere in che condizioni sono avvenute la tintura, il taglio, le cuciture eccetera? È notizia di oggi il sequestro di partite di pellet per il riscaldamento contaminate da cesio 137 e in distribuzione in diverse zone della penisola. Proprio uno dei sistemi più ecologici di riscaldamento (comprimendo in pellets gli scarti della lavorazione del legno si produce combustibile senza abbattere ulteriori alberi e si creano possibilità di lavoro per numerose persone) ha portato, nelle zone dove è stato usato questo combustibile, ad un aumento dei livelli radioattivi fino a cinque volte il limite consentito.
Una soluzione semplice ovviamente non c'è. L'unica possibile è l'esistenza di enti preposti ai controlli, sempre più estesi e sempre più efficienti, che abbiano come fine quello di proteggere i consumatori al loro posto. Singolarmente ognuno di noi è impotente e dovrà abituarsi a convivere con una sorta ignoranza esistenziale per gli oggetti che ci circondano e ci definiscono.
Una soluzione semplice ovviamente non c'è. L'unica possibile è l'esistenza di enti preposti ai controlli, sempre più estesi e sempre più efficienti, che abbiano come fine quello di proteggere i consumatori al loro posto. Singolarmente ognuno di noi è impotente e dovrà abituarsi a convivere con una sorta ignoranza esistenziale per gli oggetti che ci circondano e ci definiscono.
giovedì 28 maggio 2009
Quest'anno Hansel va un sacco...
Ultimamente sembra che chiunque abbia letto i libri di Stieg Larsson. Ora, in una nazione dove la gente scalpita quando si trova costretta a consultare gli orari dei treni in stazione, questa onnipresenza culturale di uno scrittore svedese sconosciuto fino all'anno scorso mi puzza di montatura culturale di stampo modaiolo; sembra di vedere la gente confrontarsi al banco del pesce dicendo: "Oh, quest'anno Stieg Larsson va di brutto". "Ah si, me ne dia due chili allora".
Polemiche a parte, questa settimana, se avete letto veramente il libro, può essere interessante vedere la riduzione cinematografica del primo libro: Uomini che odiano le donne.
Per respirare invece un po' di aria festivaliera consiglio Vincere, nuovo film di Bellocchio, ispirato alla giovinezza del Duce e alle dolorose conseguenze di un amore da nascondere.
Polemiche a parte, questa settimana, se avete letto veramente il libro, può essere interessante vedere la riduzione cinematografica del primo libro: Uomini che odiano le donne.
Per respirare invece un po' di aria festivaliera consiglio Vincere, nuovo film di Bellocchio, ispirato alla giovinezza del Duce e alle dolorose conseguenze di un amore da nascondere.
giovedì 9 aprile 2009
Le rondini elettriche
Non si può dire che non siano stati di parola. Anni fa, quando ancora la Tesla Roadster era solo un prototipo e non girava per le strade statunitensi come una vettura normale (come invece sta facendo in questi giorni, ne sono già state consegnate più di 300), fu annunciata l'intenzione di proseguire il progetto di una vettura completamente elettrica con un nuovo modello, tipo berlina, per un prezzo più umano del piccolo bolide che attualmente è in produzione. Ecco allora che il 26 Marzo scorso è stato mostrato alla stampa il prototipo della Tesla Model S, una berlina quattro porte con cinque posti e due bauli (che strana una macchina senza un motore a scoppio a portare via spazio utile). Il design è semplicemente mozzafiato (qui tutte le immagini e le informazioni) e il prezzo per niente esoso (circa 36000 €, ma da qui al 2012, quando inizieranno a consegnarle, è probabile che la situazione sia cambiata), considerando che non hai bisogno di fermarti alla pompa per il rifornimento. Tutto questo ne fa uno dei più ambiziosi progetti nell'ambito delle auto interamente elettriche che siano stati portati a uno stadio così avanzato (stanno già accettando le prenotazioni), subito dopo il successo della Roadster. Una volta che questo nuovo modello entrerà in produzione si potrà veramente affermare che la rivoluzione elettrica è iniziata, perché se una rondine non fa primavera, forse due Tesla che sfrecciano silenziose si.
È forse superfluo sottolineare come le grandi case automobilistiche si affannino inutilmente a nascondere la loro volontaria incapacità a presentare un progetto concreto da anni, mentre questi nuovi intraprendenti costruttori nati dal nulla, pur con qualche problema di fondi, stiano portando avanti da soli una delle speranze per la salvezza dell'ambiente. Pensateci quando acquisterete una nuova, obsoleta, vettura con motore a combustione...
È forse superfluo sottolineare come le grandi case automobilistiche si affannino inutilmente a nascondere la loro volontaria incapacità a presentare un progetto concreto da anni, mentre questi nuovi intraprendenti costruttori nati dal nulla, pur con qualche problema di fondi, stiano portando avanti da soli una delle speranze per la salvezza dell'ambiente. Pensateci quando acquisterete una nuova, obsoleta, vettura con motore a combustione...
martedì 10 febbraio 2009
È finita
È finita. Non sto parlando della morte di quella ragazza di cui tutti parlano, ma dell'Italia. Senza proclami, squilli di tromba o carriarmati, nel mondo contemporaneo non c'è più posto per la grandeur, anche quando si scompare. Da un giorno all'altro nulla cambia, ma si perde il lavoro, una banca dichiara fallimento e il suo impero di carta si riduce in cenere. Ci si spegne in silenzio. Ormai nulla può invertire la rotta: l'economia subirà la furia della crisi globale, anche se protetti dall'Europa, perché siamo guidati da incompetenti. Da dieci anni di governo Berlusconi non si esce indenni, figuriamoci dopo che sulle nostre vite e quelle dei nostri padri sono passati Craxi e Andreotti. In fondo la campana a morto poteva suonare anche all'indomani delle ultime elezioni, tutto era stato previsto. Ma il caso Englaro ha reso semplicemente evidente a tutti la realtà; non siamo più un paese democratico, non siamo più una repubblica, indietro non si torna e la fine è solo questione di tempo. Dispiace, perché tutto è stato inevitabile e contemporaneamente forse bastava poco per cambiare le sorti del paese, per restituirgli dignità. Oramai nulla conta più. La discesa non è più arrestabile, rimane solo il ricordo di una democrazia imperfetta che non è riuscita a completarsi dopo la spinta all'uscita dalla seconda guerra mondiale. Requiescat In Pace.
martedì 18 novembre 2008
Houston, abbiamo un problema...
Quando è stata l'ultima volta che avete visto un bel cielo stellato? Molto probabilmente (se non abitate in posti dimenticati dal signore e dalla ADLS) almeno dalle scorse vacanze, ma potreste anche non ricordarvelo. In ogni caso, questo è un grosso problema; perché non siete voi ad accusare un acutizzarsi di una miopia che non sapevate di avere, ma è il cielo stellato che è scomparso, letteralmente.
Sto parlando dell'inquinamento luminoso che, sommersi dai discorsi più seriosi riguardanti gli altri tipi di inquinamento, viene spesso snobbato. Eppure è la causa della scomparsa delle stelle dal nostro orizzonte, quelle stelle che spesso vediamo in mirabolanti fotografie o rielaborazioni a falsi colori che colpiscono la nostra fantasia, ci fanno sognare e riflettere sul nostro posto nell'universo, sull'esistenza stessa di noi stessi, sulle nostre responsabilità. Quelle stelle sono sempre là, fuori da casa nostra, eterne (per quello che significano milioni di anni rispetto a una singola vita) e disponibili per tutti. Pochi decenni e sono state oscurate dai riflessi nel cielo di lampioni, luci di case, fari di automobili e innumerevoli altre fonti luminose; guardate questa mappa dell'Europa, e inorridite.
Siamo stati noi stessi a toglierci la possibilità di ammirare uno degli spettacoli più grandiosi della natura, che ha accompagnato la storia dell'uomo fin dagli albori, ne ha stimolato le paure, le ansie, le speranze e l'intelligenza, forse è stato uno degli elementi alla base della nascita del sentimento religioso, ha spronato la ricerca scientifica e il pensiero umano in una miriade di campi, e noi l'abbiamo dimenticato. Chissà se sapremo riconquistarcelo e se saremo in grado di stupirci ancora una volta, come bambini, al cospetto della natura.
Sto parlando dell'inquinamento luminoso che, sommersi dai discorsi più seriosi riguardanti gli altri tipi di inquinamento, viene spesso snobbato. Eppure è la causa della scomparsa delle stelle dal nostro orizzonte, quelle stelle che spesso vediamo in mirabolanti fotografie o rielaborazioni a falsi colori che colpiscono la nostra fantasia, ci fanno sognare e riflettere sul nostro posto nell'universo, sull'esistenza stessa di noi stessi, sulle nostre responsabilità. Quelle stelle sono sempre là, fuori da casa nostra, eterne (per quello che significano milioni di anni rispetto a una singola vita) e disponibili per tutti. Pochi decenni e sono state oscurate dai riflessi nel cielo di lampioni, luci di case, fari di automobili e innumerevoli altre fonti luminose; guardate questa mappa dell'Europa, e inorridite.
Siamo stati noi stessi a toglierci la possibilità di ammirare uno degli spettacoli più grandiosi della natura, che ha accompagnato la storia dell'uomo fin dagli albori, ne ha stimolato le paure, le ansie, le speranze e l'intelligenza, forse è stato uno degli elementi alla base della nascita del sentimento religioso, ha spronato la ricerca scientifica e il pensiero umano in una miriade di campi, e noi l'abbiamo dimenticato. Chissà se sapremo riconquistarcelo e se saremo in grado di stupirci ancora una volta, come bambini, al cospetto della natura.
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